Weekend in Franciacorta in autunno: cosa vedere e dove dormire

Come organizzare un weekend in Franciacorta in autunno? Tra Brescia e la sponda meridionale del Lago d'Iseo, questa terra di colline vitate, abbazie e piccoli borghi dà il meglio di sé nelle settimane che seguono la vendemmia, quando le foglie delle viti virano al giallo e al rosso e le cantine tornano a ritmi più tranquilli.

In due giorni si tengono insieme vino, monasteri medievali, le Torbiere e una traversata fino a Monte Isola. Ecco cosa vedere, un itinerario, i piatti da cercare e due dimore dove dormire.

Cosa vedere in Franciacorta

  • Monastero di San Pietro in Lamosa: a Provaglio d'Iseo, fondato nel 1083 da monaci cluniacensi che bonificarono le paludi (le "lame") da cui prende il nome. Conserva l'abside romanica e parte degli affreschi, con vista sulle Torbiere.
  • Riserva naturale Torbiere del Sebino: zona umida nata dall'estrazione della torba, riserva dal 1983. Sentieri e passerelle in legno, postazioni per il birdwatching e accessi da Provaglio, Iseo e Corte Franca; l'anello completo misura circa 8 km.
  • Abbazia olivetana di San Nicola: a Rodengo Saiano, di origine cluniacense e affidata dal 1469 ai benedettini olivetani. Chiostri, una pala del Moretto e affreschi del Romanino.
  • Borghi e ville: la Franciacorta conta una ventina di comuni, da Erbusco a Corte Franca, da Cazzago San Martino a Passirano, punteggiati di ville padronali, castelli e cascine tra i filari.
  • Le cantine: il Franciacorta è stato il primo metodo classico italiano a ottenere la DOCG, da uve Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco. La Strada del Franciacorta (circa 80 km) riunisce le cantine che aprono le porte per visite e degustazioni; l'elenco aggiornato è sul sito della Strada e su quello del Consorzio per la tutela del Franciacorta. Tra le maison più note ci sono Ca' del Bosco e Bellavista a Erbusco, Berlucchi a Borgonato di Corte Franca e Barone Pizzini a Provaglio d'Iseo.

Il Lago d'Iseo e Monte Isola

Monte Isola è l'isola lacustre abitata più grande d'Europa, con 9 km di perimetro e una vetta che sfiora i 600 metri. Le auto dei visitatori non sono ammesse: ci si muove a piedi, in bicicletta o con il bus locale.

I battelli partono soprattutto da Sulzano verso Peschiera Maraglio, con corse frequenti e una traversata di una decina di minuti; da Sale Marasino si arriva invece a Carzano, antico borgo di pescatori. Il punto più alto è il Santuario della Madonna della Ceriola, documentato dal XIII secolo, con una venerata immagine lignea della Vergine. Proseguendo lungo la riva oltre Sensole si raggiunge la Rocca Martinengo, fortificazione trecentesca. Il periplo completo a piedi richiede due o tre ore.

Weekend in Franciacorta: un itinerario di due giorni

Primo giorno – vigne e abbazie. Al mattino l'abbazia di San Nicola a Rodengo Saiano (la domenica apre solo il pomeriggio). A seguire una visita con degustazione in una cantina e il pranzo in trattoria con il manzo all'olio. Nel pomeriggio un giro tra Erbusco, Corte Franca e Passirano, con la luce bassa d'autunno sui filari.

Secondo giorno – Torbiere e lago. Presto al Monastero di San Pietro in Lamosa, poi le Torbiere. In tarda mattinata il battello da Sulzano per Monte Isola: pranzo con pesce di lago a Peschiera Maraglio e salita alla Ceriola. La sera, se si resta, la tinca a Clusane.

Cosa mangiare

  • Manzo all'olio di Rovato: piatto simbolo di Rovato, manzo cotto per ore con olio extravergine, aglio e acciughe, servito a fette con la sua salsa e la polenta.
  • Tinca al forno con polenta di Clusane: farcita con pane, formaggio e prezzemolo e cotta a lungo in forno con olio e alloro; a Clusane d'Iseo le è dedicata una settimana, a luglio.
  • Sardina essiccata di Monte Isola: l'agone del lago essiccato secondo tradizione, Presidio Slow Food, scaldato alla griglia e servito con la polenta.
  • Pesce di lago: nelle trattorie della sponda bresciana il menu segue il pescato, dal salmerino al persico.
  • Il Franciacorta: da provare nelle diverse tipologie, dal Satèn ai millesimati.

Perché andare in autunno

La vendemmia in Franciacorta si chiude tra fine estate e inizio autunno. Subito dopo i vigneti cambiano colore, il traffico sul lago si dirada e le giornate limpide aprono la vista sulle Prealpi. Le cantine propongono spesso degustazioni ed eventi d'autunno, ma il calendario cambia ogni anno: conviene consultare il sito della Strada del Franciacorta prima di partire.

Consigli pratici

  • Serve l'auto: cantine, abbazie e borghi sono sparsi tra le colline e i mezzi pubblici non bastano.
  • Distanze: da Milano si arriva in circa un'ora con l'autostrada A4 (uscita Rovato); da Bergamo bastano una ventina di minuti; Brescia è a breve distanza verso est. In treno si arriva a Provaglio d'Iseo e, con il biglietto combinato treno e battello, a Sulzano e Sale Marasino.
  • Prenota le visite in cantina: quasi tutte la richiedono, soprattutto nel weekend.

Dove dormire in Franciacorta

Due dimore molto diverse, una tra le vigne e una sull'acqua, per scegliere da dove guardare la Franciacorta.

L'Albereta – Erbusco (Lombardia)

Il parco secolare dell'Albereta tra le colline vitate di Erbusco

Nel cuore della Franciacorta, tra le colline vitate di Erbusco, L'Albereta è circondata da un parco secolare che fa da giardino botanico, a pochi chilometri dal Lago d'Iseo, circa un'ora da Milano e venti minuti da Bergamo. Le 57 camere sono tutte diverse: la Cabriolet Suite ha un soffitto che si apre sulla Via Lattea, la Junior Suite nella Casa del Bosco un letto a baldacchino a forma di alberi bianchi. A tavola si sceglie tra il ristorante gourmet Leone Felice, il Bistrot Vista Lago e la pizzeria La Filiale di Franco Pepe; completa l'offerta la medical spa firmata Henri Chenot. Fa parte di Relais & Châteaux. Nei weekend e nei festivi il soggiorno minimo è di due notti.

Hotel Araba Fenice – Pilzone d'Iseo (Lombardia)

L'Hotel Araba Fenice affacciato sul Lago d'Iseo a Pilzone

L'Hotel Araba Fenice sta direttamente sul Lago d'Iseo, a Pilzone, in un complesso storico della prima metà dell'Ottocento in stile Liberty con camere rinnovate e vista su Montisola. Ha due piscine, un'infinity pool riservata agli adulti e una panoramic pool affacciata sul lago, e un pontile per le imbarcazioni. Sull'acqua c'è la Terrazza 1841, bistrot e lounge bar; accanto, il ristorante gourmet Izé dello chef Carlo Spina. La Floating Suite Spa, dedicata a The Floating Piers di Christo, offre un'esperienza di spa privata.

Verifica le disponibilità per le tue date e prenota direttamente con la dimora.

Un'idea regalo

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Domande frequenti

Quanti giorni servono per visitare la Franciacorta?
Un weekend di due giorni basta per una o due cantine, le abbazie, le Torbiere e una gita a Monte Isola.

Si può visitare la Franciacorta senza auto?
Lago e Monte Isola sì, con treno e battello; per cantine e borghi servono auto o bicicletta.

Bisogna prenotare le visite in cantina?
Sì, quasi sempre. Nei weekend d'autunno meglio qualche giorno prima.

Altre idee in Lombardia

Per continuare il viaggio, leggi dove dormire sui laghi italiani tra Iseo, Garda e Maggiore, le proposte per un weekend fuori porta da Milano e la nostra selezione di dimore storiche con cantina per l'enoturismo. Tutte le strutture sono nella pagina Hotel di Dimore d'Epoca.

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Dove mangiare a Treviso: radicchio tardivo, osterie e dove dormire

Dove mangiare a Treviso? Nelle osterie del centro storico, tra un'ombra di vino al banco e un piatto di risotto al radicchio, e nelle trattorie affacciate sull'acqua intorno all'isola della Pescheria. Treviso è una città da percorrere a piedi, con i canali che scorrono sotto le case e i portici, e la sua cucina segue il calendario dei campi della Marca: da novembre il protagonista è il Radicchio Rosso di Treviso IGP tardivo.

Ecco i piatti da cercare, il rito dell'ombra, i vini del territorio, un itinerario di un giorno e tre dimore storiche nella provincia.

Il radicchio tardivo: perché novembre

Secondo il disciplinare dell'IGP, il tardivo si raccoglie dal 1° novembre e solo dopo che le piante hanno preso almeno due brinate, che favoriscono il colore rosso. Poi c'è la forzatura: i cespi vengono messi in piedi in grandi vasche, immersi fino al colletto nell'acqua di falda, e ne escono le foglie croccanti, bianche e rosso vino, dal gusto amarognolo. Il tardivo si coltiva in 24 comuni tra le province di Treviso, Venezia e Padova; il precoce, raccolto da settembre, matura in campo.

Tra dicembre e gennaio diversi comuni della zona di produzione dedicano al radicchio le loro mostre-mercato, con stand dei produttori e menù a tema (a Preganziol, nel gennaio 2026, la 54ª edizione). Le date cambiano ogni anno: verificale sui siti di Comuni e Pro Loco.

Cosa mangiare a Treviso

  • Radicchio tardivo: crudo in insalata, ai ferri, in pastella, accanto alle carni.
  • Risotto al radicchio: il piatto simbolo della città, spesso con la luganega (salsiccia) o con un formaggio erborinato mantecato a fine cottura.
  • Sopa coada: piatto antico e oggi raro, una sorta di pasticcio di piccione disossato messo a "covare" in forno su strati di pane, bagnato con il brodo.
  • Pasta e fasioi: la minestra di pasta e fagioli, densa.
  • Baccalà: mantecato sui crostini al banco delle osterie, oppure in umido con la polenta.
  • Tiramisù: Treviso lo rivendica come proprio. Secondo la storia raccontata dal ristorante Le Beccherie, in piazza Ancillotto, l'idea nasce da Alba Campeol, che si ispirò allo sbatutìn, uno zabaglione con caffè; la ricetta fu messa a punto con il pasticcere Roberto Loli Linguanotto e comparve in carta nel 1972; il Friuli ne contesta la paternità.

Osterie, ombre e cicchetti

In Veneto l'ombra è il bicchiere di vino bevuto in piedi, al banco, accompagnato da cicchetti: crostini, polpette, affettati, soppressa con la polenta. A Treviso il rito vive nelle osterie del centro. Hostaria dai Naneti, in vicolo Broli, è una delle più vecchie: niente tavoli, solo un grande banco con salumi e formaggi. Vicino a Porta San Tomaso, l'osteria Al Botegon, in viale Burchiellati, è nota per i cicchetti e per il risotto al radicchio.

Per un pranzo con vista sull'acqua la zona migliore è quella della Pescheria, l'isoletta in mezzo al Cagnan Grande creata nel 1856 per ospitarvi il mercato del pesce, ancora aperto la mattina dal martedì al sabato. Le trattorie intorno servono frittura e polenta bianca. Per il risotto al radicchio, il Gambero Rosso segnala tra le altre la trattoria Toni del Spin in via Inferiore e la Locanda Ponte Dante in piazza Garibaldi.

I vini da abbinare

A nord della città, nella stessa provincia, si stendono le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio UNESCO dal 2019 come paesaggio culturale: il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è il bicchiere naturale per l'aperitivo e per i fritti. Con il radicchio e le carni, invece, il vino del territorio è il Raboso del Piave, rosso autoctono della sinistra Piave, tra Oderzo e San Polo di Piave: scuro, acido, austero.

Un giorno a Treviso

Mattina. Si parte dalla Pescheria, quando il mercato è in attività. Pochi passi e si arriva al canale dei Buranelli, ramo del Botteniga con le case affacciate sull'acqua. Da qui si risale Calmaggiore, la via principale sotto i portici, sul tracciato del cardo romano, fino al Duomo di San Pietro.

Mezzogiorno. In piazza dei Signori c'è la Fontana delle Tette. L'originale del 1559 è conservato sotto il portico del Palazzo dei Trecento, mentre una copia si trova in un cortile raggiungibile dalla Calle del Podestà. Al tempo della Serenissima, all'insediamento di un nuovo podestà, da un seno sgorgava vino bianco e dall'altro vino rosso, e per tre giorni si beveva liberamente. Poi un'ombra e un pranzo in osteria.

Pomeriggio. Passeggiata lungo le mura veneziane, costruite tra il 1509 e il 1518, fino a Ponte Dante, dove il Cagnan si getta nel Sile: è il punto ricordato nel verso «dove Sile e Cagnan s'accompagna».

Consigli pratici

  • Come arrivare: da Venezia il treno impiega circa mezz'ora. In auto, attenzione alla ZTL del centro storico (Calmaggiore e vicolo Buranelli compresi): meglio lasciare l'auto in un parcheggio a ridosso delle mura e muoversi a piedi.
  • Quando prenotare: nei fine settimana di novembre e dicembre le osterie più note si riempiono; per la cena del sabato conviene prenotare qualche giorno prima.

Dove dormire vicino a Treviso

Tre dimore storiche nella Marca trevigiana, tra pianura, colline del Prosecco e Asolo.

Castello di Roncade – Roncade (Veneto)

Facciata della villa rinascimentale del Castello di Roncade

Al centro di Roncade, tra Treviso e Venezia, a 35 km dalla laguna, il castello è un esempio di architettura rinascimentale ed è l'unica villa pre-palladiana cinta da mura medievali merlate. Donato nel 900 da Ottone II ai Conti di Collalto, distrutto da Cangrande della Scala, fu ricostruito nel XVI secolo da Girolamo Giustinian. Gli ospiti dormono negli appartamenti ricavati nelle torri o nelle camere del corpo centrale. Intorno si estendono 110 ettari di vigneto con vini premiati: le degustazioni e i giardini storici completano il soggiorno.

CastelBrando – Cison di Valmarino (Veneto)

CastelBrando sulle pendici del monte Castello sopra Cison di Valmarino

Sulle pendici del monte Castello, CastelBrando domina i borghi di Valmareno e Cison, nel cuore della zona del Prosecco. Nato come fortificazione dell'alto Medioevo, dal 926 sede di feudo, sotto Venezia fu trasformato in palazzo signorile. Le camere sono 42 classiche con pezzi d'epoca, 6 junior suite in stile veneziano con stucchi e caminetti e 2 royal suite, con vista sulla valle, sulla corte o sulle colline. In loco ci sono un centro benessere e ristoranti.

Villa Cipriani – Asolo (Veneto)

Terrazza del bar di Villa Cipriani con vista sulle colline di Asolo

A pochi passi dal centro storico di Asolo, Villa Cipriani ha ospitato la Regina Madre, Marcello Mastroianni, Orson Welles e Catherine Deneuve. Il giardino cambia con le stagioni: in autunno fiorisce l'olea fragrans, in inverno i cachi colorano la terrazza. Le 28 camere, di cui 6 suite, sono divise tra la villa e la Casa Giardino, con bagni in piastrelle di Vietri. La cucina, veneta e mediterranea, usa radicchio di Treviso, asparagi di Bassano e funghi del Montello; l'American Bar guarda le colline, e nella bella stagione si apre la piscina riscaldata nel parco.

Verifica le disponibilità per le tue date e prenota direttamente con la dimora.

Un'idea regalo

Per chi ama la cucina veneta e le case con una storia, la gift card Dimore d'Epoca vale per soggiorni ed esperienze, si può usare anche in più volte ed è valida 12 mesi.

Domande frequenti

Quando è la stagione del radicchio rosso tardivo di Treviso?
La raccolta inizia dal 1° novembre, dopo almeno due brinate; dopo la forzatura in acqua è in tavola per tutto l'inverno.

Il tiramisù è nato davvero a Treviso?
Treviso lo rivendica: Le Beccherie lo inserì in carta nel 1972 e la ricetta è depositata presso l'Accademia Italiana della Cucina. Il Friuli ne contesta l'origine.

Che cos'è l'ombra?
Il bicchiere di vino bevuto al banco dell'osteria, con qualche cicchetto.

Altre idee in Veneto

Leggi anche Dove mangiare a Vicenza e la guida al weekend a Vicenza tra Palladio e le ville venete. Per l'autunno tra i filari c'è la vendemmia in Valpolicella. Tutte le dimore della collezione sono nella pagina Hotel.

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Dove mangiare a Vicenza: baccalà, bigoli e dove dormire

Dove mangiare a Vicenza? Nella città del Palladio si mangia in osterie e trattorie che seguono ancora il calendario delle stagioni: il baccalà tutto l'anno, i bigoli con l'anatra, il broccolo fiolaro d'inverno, l'asparago bianco in primavera. La cucina vicentina è di terra e di fiume, costruita su pochi ingredienti del territorio, dalla polenta al formaggio Asiago.

L'autunno è il periodo migliore per scoprirla. Tornano i piatti più sostanziosi, le colline intorno alla città cambiano colore e il centro storico, tra Corso Palladio e Piazza dei Signori, si gira a piedi in un pomeriggio.

In questa guida trovi i piatti da assaggiare, dove trovarli in città e in provincia e tre dimore storiche dove dormire, nel centro e tra i Colli Berici.

Cosa mangiare a Vicenza

  • Baccalà alla vicentina: stoccafisso ammollato, cotto a lungo in latte, olio, cipolla e acciughe, servito con la polenta. Ha una confraternita dedicata, con sede a Sandrigo, che ne custodisce la ricetta.
  • Bigoli con l'arna: pasta lunga e spessa, tirata al torchio, con il sugo d'anatra. È il primo tradizionale delle sagre di paese.
  • Torresani: piccioni allevati intorno a Breganze, cotti allo spiedo o in umido.
  • Broccolo fiolaro di Creazzo: un ortaggio d'inverno, dolce dopo le prime gelate, servito ripassato o nei risotti.
  • Soppressa vicentina e Asiago: il salume e il formaggio DOP della provincia, da ordinare insieme con un tagliere.
  • Asparago bianco di Bassano: in primavera, con le uova sode e il condimento di olio e aceto.

I vini dei colli vicentini

Sui colli a nord della città nasce il Breganze, con il Torcolato, vino dolce da uve vespaiola appassite, che chiude bene un pasto con i biscotti secchi. A ovest, tra Gambellara e i Monti Lessini, la garganega e la durella danno bianchi freschi e spumanti metodo classico. Molte cantine ricevono su prenotazione nel fine settimana.

Dove mangiare a Vicenza: centro storico

Nel centro le osterie si trovano nelle contrà, le vie laterali di Corso Palladio. Il baccalà è in quasi tutti i menù, spesso il venerdì; i bigoli e la soppressa compaiono soprattutto da ottobre in avanti. Per un aperitivo vale il rito dello spritz sotto i portici della Basilica Palladiana, in Piazza dei Signori, dove il martedì e il giovedì si tiene anche il mercato cittadino.

Un consiglio pratico: molte trattorie del centro chiudono la domenica sera e il lunedì. Per la cena del sabato conviene prenotare con qualche giorno di anticipo.

Dove mangiare in provincia

Per il baccalà la tappa è Sandrigo, a venti minuti a nord, che a settembre gli dedica una festa. Verso le colline, Bassano del Grappa unisce il Ponte Vecchio sul Brenta, la grapperia storica in testa al ponte e le osterie dell'asparago. Sui Colli Berici, a sud della città, le trattorie servono cacciagione, funghi e piatti di campagna, spesso con vista sulla pianura.

Un giorno a Vicenza

Mattina: Teatro Olimpico e Palazzo Chiericati, poi Corso Palladio fino alla Basilica. Pranzo: baccalà con la polenta in un'osteria del centro. Pomeriggio: salita a Monte Berico, con la vista sulla città, e la Rotonda di Palladio poco sotto. Sera: aperitivo in Piazza dei Signori e cena con i bigoli.

Dove dormire a Vicenza

Glam Boutique Hotel – Vicenza (Veneto)

Il salotto del Glam Boutique Hotel a Vicenza

Un boutique hotel in Viale Giuriolo, accanto a Piazza Matteotti e a duecento metri dal Teatro Olimpico e da Palazzo Chiericati: si esce e si è nel centro palladiano. Gli interni uniscono pezzi d'epoca e design contemporaneo. La colazione ha dolci e pane fatti in casa e marmellate biologiche, e il concierge è disponibile a ogni ora per prenotare ristoranti e teatro.

Le Vescovane – Longare, Colli Berici (Veneto)

Le Vescovane sui Colli Berici

Un complesso del Quattrocento sui Colli Berici, a dieci minuti dal centro di Vicenza, restaurato con un intervento conservativo che ha mantenuto la torre medievale. Le camere sono ricavate dall'antico palazzetto rurale. Il ristorante accanto alla villa, guidato dallo chef Davide Pauletto, lavora soprattutto con i prodotti dell'azienda agricola; d'estate c'è la piscina tra gli ulivi.

La Barchessa di Villa Pisani – Lonigo (Veneto)

La Barchessa di Villa Pisani a Lonigo

Nel giardino di Villa Pisani, la villa di Andrea Palladio iscritta nel patrimonio UNESCO, la barchessa del Cinquecento, un tempo destinata ai lavori agricoli, è stata restaurata e oggi accoglie camere e ristorante. L'Osteria del Guà, con il portico sul giardino, propone una cucina veneta con i prodotti dell'orto della tenuta e di piccoli produttori locali.

Verifica le disponibilità per le tue date e prenota direttamente con la dimora.

Un'idea regalo

Se il soggiorno è un regalo, la gift card Dimore d'Epoca si usa per soggiorni ed esperienze nelle dimore della collezione, anche in più volte, entro dodici mesi.

Domande frequenti

Qual è il piatto tipico di Vicenza?
Il baccalà alla vicentina con la polenta. Tra i primi, i bigoli con il sugo d'anatra; tra i formaggi, l'Asiago DOP.

Quando si mangia il broccolo fiolaro?
Da novembre a febbraio: dà il meglio dopo le prime gelate.

Meglio dormire in centro o sui Colli Berici?
Il centro è comodo per visitare la città a piedi; i Colli Berici offrono più silenzio e sono a dieci-quindici minuti d'auto.

Altre idee in Veneto

Per scoprire la città dei monumenti, leggi la nostra guida al weekend a Vicenza tra Palladio e Villa Pisani e quella sulla vendemmia in Valpolicella. Tutte le dimore della collezione sono nella pagina hotel.

Foto di apertura: Wanblee, CC BY-SA 2.0 IT, via Wikimedia Commons

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Weekend a Todi e Spoleto: cosa vedere in autunno e dove dormire

Cosa vedere in un weekend a Todi e Spoleto? Due città dell'Umbria meridionale a cinquanta minuti d'auto l'una dall'altra, diverse e complementari: Todi raccolta sulla sua collina, con una delle piazze medievali più compiute d'Italia; Spoleto più ampia, con la rocca, il ponte delle Torri e il duomo affrescato da Filippo Lippi. In mezzo, Montefalco e le colline del Sagrantino.

L'autunno è la stagione giusta. Le giornate sono ancora miti, le vigne cambiano colore e da fine ottobre i frantoi cominciano la spremitura: in Umbria molti aprono le porte per assaggiare l'olio nuovo sulla bruschetta.

Ecco un itinerario di due giorni, cosa mangiare e tre dimore storiche dove dormire, nel centro di Todi, in un castello poco fuori e nel cuore di Spoleto.

Cosa vedere a Todi

  • Piazza del Popolo: tre palazzi pubblici medievali, dei Priori, del Capitano e del Popolo, e il duomo in cima alla scalinata.
  • Tempio di Santa Maria della Consolazione: una chiesa rinascimentale a pianta centrale, appena fuori dalle mura, tra le più armoniose del Cinquecento italiano.
  • San Fortunato: chiesa gotica con la tomba di Jacopone da Todi; dal giardino accanto si vede la valle del Tevere.
  • I Nicchioni e le cisterne romane: le tracce della città antica sotto quella medievale.

Cosa vedere a Spoleto

  • Rocca Albornoziana: la fortezza trecentesca che domina la città, oggi sede del museo del ducato.
  • Ponte delle Torri: il ponte-acquedotto in pietra lungo più di duecento metri; si attraversa a piedi verso il Monteluco.
  • Duomo: la facciata romanica con il mosaico e, nell'abside, le storie della Vergine dipinte da Filippo Lippi, che qui è sepolto.
  • Casa Romana e teatro romano: la Spoleto antica, a pochi passi dal centro.

Itinerario di due giorni

Sabato a Todi. Mattina in Piazza del Popolo e a San Fortunato, pranzo in centro, pomeriggio al tempio della Consolazione e passeggiata lungo le mura. Al tramonto, la vista sulla valle dal parco della Rocca.

Domenica a Spoleto. Partenza dopo colazione, sosta a Montefalco per una cantina di Sagrantino, poi Spoleto: duomo, Rocca e Ponte delle Torri. Sulla strada del ritorno, le Fonti del Clitunno e il Tempietto longobardo, patrimonio UNESCO.

Cosa mangiare

A Spoleto il piatto della tradizione sono gli strangozzi, pasta fresca tirata a mano, con il tartufo nero o con il sugo alla spoletina. A Todi e nelle colline intorno si mangiano la palomba alla ghiotta, i legumi della zona, la torta al testo farcita e, in autunno, i piatti con funghi e olio nuovo. Il vino è il Sagrantino di Montefalco, rosso strutturato da abbinare alle carni, insieme al più leggero Montefalco Rosso.

Un consiglio pratico: molte cantine e frantoi ricevono solo su prenotazione, soprattutto nei fine settimana d'autunno. Conviene chiamare qualche giorno prima.

Dove dormire a Todi e Spoleto

Palazzo degli Stemmi – Todi (Umbria)

L'ingresso di Palazzo degli Stemmi a Todi

Una dimora del Settecento nel rione Santa Maria, uno dei più antichi del centro di Todi, dentro le mura medievali. Il restauro ha unito gli elementi architettonici originali a interventi contemporanei. Tre camere, tra cui una suite, e due appartamenti con cucina, più una corte privata: una base per visitare Todi a piedi.

Castello Izzalini Todi Resort – Todi (Umbria)

Il Castello Izzalini nella campagna di Todi

Un castello medievale del XIII secolo nella campagna intorno a Todi, restaurato conservando muri in pietra e aperture originali. Le sistemazioni sono appartamenti, monolocali, bilocali e trilocali, molti con cucina, arredati con cura e con bagni rivestiti in mosaico. Su richiesta, trattamenti e massaggi per chiudere la giornata in silenzio.

Hotel San Luca – Spoleto (Umbria)

L'Hotel San Luca a Spoleto visto dall'alto

Un edificio di metà Ottocento nel centro di Spoleto, gestito dalla famiglia Zuccari. Il cortile interno, raggiunto da una galleria simile a un chiostro, custodisce la Fonte Santa con la lapide del 1601; nella bella stagione è qui che si fa colazione o si prende l'aperitivo. Nella hall, poltrone intorno a un caminetto del Settecento e mobili antichi.

Verifica le disponibilità per le tue date e prenota direttamente con la dimora.

Un'idea regalo

Se il soggiorno è un regalo, la gift card Dimore d'Epoca si usa per soggiorni ed esperienze nelle dimore della collezione, anche in più volte, entro dodici mesi.

Domande frequenti

Quanto distano Todi e Spoleto?
Circa 45 chilometri, poco meno di un'ora d'auto passando da Montefalco o lungo la statale della valle.

Meglio dormire a Todi o a Spoleto?
Per un weekend si può dormire in una sola delle due e visitare l'altra in giornata. Chi vuole fermarsi in campagna può scegliere un castello vicino a Todi.

Quando si assaggia l'olio nuovo in Umbria?
Da fine ottobre a novembre, quando i frantoi lavorano le olive e molti organizzano visite e degustazioni.

Altre idee in Umbria

Per continuare il viaggio, leggi la nostra guida al weekend a Orvieto e quella su dove mangiare a Gubbio. Tutte le dimore della collezione sono nella pagina hotel.

Foto di apertura: Twice25, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

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Weekend nel Monferrato: cosa vedere in autunno e dove dormire

Cosa vedere nel Monferrato in un weekend? Colline di vigneti punteggiate di borghi e castelli, gli infernot scavati nella pietra da cantoni, Casale Monferrato con il suo duomo e la sinagoga, il Sacro Monte di Crea. Il Monferrato è il Piemonte meno affollato delle Langhe, a un'ora da Torino e da Milano, e in autunno dà il meglio di sé: vendemmia appena finita, foliage sui filari e stagione del tartufo.

Il territorio è ampio e si visita in auto, scegliendo una base tra le colline e muovendosi tra borghi distanti pochi chilometri l'uno dall'altro. Due giorni bastano per un primo assaggio; con tre si aggiungono le cantine e una giornata dedicata al cibo.

In questa guida trovi cosa vedere, un itinerario di due giorni, cosa mangiare e bere e tre dimore storiche dove dormire, due delle quali dentro castelli con vigna.

Gli infernot del Monferrato

Gli infernot sono piccole cantine scavate a mano nella pietra da cantoni, l'arenaria tipica di queste colline, sotto le case contadine. Servivano a conservare il vino al buio e a temperatura costante. Dal 2014 fanno parte del sito UNESCO dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato. A Cella Monte c'è l'Ecomuseo della Pietra da Cantoni, punto di partenza per visitarne alcuni; altri si aprono nei borghi vicini in occasione di giornate dedicate o su prenotazione.

Casale Monferrato

Capitale storica del Monferrato, sul Po. Da vedere il Duomo di Sant'Evasio, con il nartece romanico, il Castello dei Paleologi e la sinagoga, una delle più belle d'Italia, con l'interno barocco e il museo ebraico. In città si comprano i krumiri, biscotti di pasta frolla a forma di baffo nati proprio a Casale.

Borghi e belvedere

  • Sacro Monte di Crea: santuario con cappelle affrescate e statue sul colle più alto della zona, patrimonio UNESCO con gli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.
  • Rosignano Monferrato: borgo arroccato su uno sperone di tufo, con vista sulle colline fino alle Alpi nelle giornate limpide.
  • Vignale Monferrato e Ozzano: piccoli centri tra i vigneti, con palazzi e chiese in pietra da cantoni.
  • Moncalvo, sul versante astigiano: in autunno ospita la fiera del tartufo, uno degli appuntamenti più attesi della stagione.

Un weekend nel Monferrato: itinerario di due giorni

Primo giorno. Mattina a Casale Monferrato tra duomo, castello e sinagoga. Pranzo in città. Pomeriggio a Cella Monte e Rosignano, con la visita a un infernot e una passeggiata tra i belvedere. Cena nella dimora o in una trattoria di campagna.

Secondo giorno. Mattina al Sacro Monte di Crea. Visita a una cantina con degustazione di Barbera e Grignolino. Pranzo lungo con agnolotti e, nella stagione giusta, tartufo. Rientro nel pomeriggio.

Cosa mangiare e bere

La cucina monferrina è quella del Piemonte contadino: agnolotti al sugo d'arrosto, bagna cauda nei mesi freddi, fritto misto alla piemontese, bollito con le salse, e in autunno il tartufo bianco su tajarin e uova. Nel bicchiere la Barbera del Monferrato, il Grignolino, rosso chiaro e tannico, la Freisa e, tra Asti e Castagnole Monferrato, il Ruchè, aromatico e speziato. Molte cantine ricevono su prenotazione, soprattutto nel fine settimana.

Dove dormire nel Monferrato

Castello di Razzano – Alfiano Natta (Piemonte)

Il Castello di Razzano tra i vigneti del Monferrato

Un castello con tenuta vinicola tra le colline di Alfiano Natta. Il relais ha suite con salotto, camera separata e balcone sui vigneti e sulla corte chiusa, circondata da un giardino all'italiana. La piscina è ricavata tra i filari con vista panoramica, e in cantina si degustano i vini e l'olio della proprietà; c'è anche il Museo ArteVino. La sera il ristorante propone la cucina monferrina rivisitata, con prodotti a chilometro zero.

Castello di Gabiano – Gabiano Monferrato (Piemonte)

Il Castello di Gabiano sulla valle del Po

Tra i castelli più antichi e vasti del Monferrato, citato già nell'VIII secolo, domina la valle del Po. Le dodici suite si trovano nel piccolo borgo medievale ai piedi del castello, nelle antiche case di caccia e botteghe restaurate. Il ristorante è ricavato dall'antica acetaia e cucina le verdure dell'orto biologico; il parco custodisce un labirinto storico, raro esempio nei giardini piemontesi. Piscina stagionale, spa con trattamenti e degustazioni in cantina.

Ca' San Sebastiano Wine Resort & Spa – Castel San Pietro, Camino (Piemonte)

Ca' San Sebastiano Wine Resort nel Monferrato

Case coloniche in mattoni e tufo restaurate con uno stile che guarda alla Provenza, tra vigneti e boschi. In autunno e in inverno la scelta giusta è la spa, con piscina coperta riscaldata, vasche idromassaggio e sauna, oltre a un centro benessere privato per coppie. Il ristorante serve la cucina piemontese nella Sala della Musica con camino o nell'osteria ricavata dall'antica cantina; la casa produce i propri vini e organizza degustazioni.

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Consigli pratici

Serve l'auto: i borghi sono vicini ma poco collegati con i mezzi. Da Torino e da Milano il Monferrato si raggiunge in circa un'ora. In autunno le nebbie del mattino sono frequenti in pianura: meglio programmare i belvedere nel pomeriggio. Le cantine e gli infernot si visitano quasi sempre su prenotazione.

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Domande frequenti

Quando andare nel Monferrato?
Da settembre a novembre, tra vendemmia, foliage e stagione del tartufo. In primavera le colline sono verdi e le cantine meno affollate.

Che differenza c'è tra Monferrato e Langhe?
Sono entrambi patrimonio UNESCO per i paesaggi del vino. Il Monferrato è più ampio, meno turistico e con prezzi in genere più bassi; i vini simbolo sono Barbera e Grignolino.

Cosa sono gli infernot?
Piccole cantine scavate a mano nella pietra da cantoni sotto le case, usate per conservare il vino. Si visitano soprattutto a Cella Monte e nei borghi vicini.

Altre idee in Piemonte

Se ti piace la cucina piemontese, leggi la nostra guida su dove mangiare nelle Langhe. Tutte le dimore della collezione sono nella pagina hotel.

Foto di apertura: Davide Papalini, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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